Meditazione Regnum Christi del 18 Gennaio 2010 : "Gesù, lo Sposo"
Vangelo
Mc 2,18-22
Meditazione
Qual è l’autentico significato religioso del digiuno cristiano? «Verranno giorni in cui sarà tolto loro lo sposo e allora digiuneranno». Gesù associa il senso di questa pratica, da sempre parte del vissuto cristiano, ad un atteggiamento penitenziale: fare memoria della sua Passione e condividerne gli effetti salvifici. La penitenza però si inscrive in un’attitudine più ampia e comprensiva della vita cristiana, cioè la gioia di chi riconosce in Gesù lo Sposo da amare e da cui, soprattutto, lasciarsi amare: «Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare». Tra gli attributi più belli con cui il Vangelo e la storia della teologia cristiana designano Gesù, c’è questo dolcissimo titolo: Sposo. Quando la nostra anima vive del desiderio di amare il Signore, quando è profondamente ed irresistibilmente attratta e sedotta da Lui, quando la nostra esistenza è tutta ricentrata attorno al Signore, e si vive solo per Lui e di Lui, allora si celebra quello che i santi hanno descritto come il Matrimonio spirituale. L’anima, cioè la luce della nostra intelligenza, la forza della nostra volontà, i brividi della nostra libertà, il fuoco dei nostri sentimenti, tutto viene assorbito, purificato, trasformato, elevato, divinizzato nell’unione totalizzante e beatificante con Cristo, Verbo divino. Si celebrano allora le nozze di Dio, di cui i profeti dell’Antico Testamento avevano parlato, con l’umanità. L’amore tutto rinnova, la vita rifiorisce: ed ecco allora il simbolo del “vino nuovo”, che viene versato abbondantemente, secondo la simbologia biblica, perché la presenza del Signore “rallegra il cuore dell’uomo”. Chi siamo noi, se non delle creature con un cuore assetato di amore e di felicità? Ma lo Sposo è con noi! È questa la proposta nuova di Gesù: accettare senza timori, senza riserve, senza resistenze di essere amati da Lui ed averlo Sposo amato e commensale al banchetto della vita e della gioia.Preghiera:
«Una sposa che ti ami, Figlio mio, ti voglio dare, che per tua grazia meriti d’essere in nostra compagnia». «Lo gradisco molto, o Padre» il Figlio rispondeva – «e alla sposa che vuoi darmi lo splendore io darò, reclinata sul mio braccio nel tuo amore avvamperà e con eterno diletto la tua bontà magnificherà» (San Giovanni della Croce).